Gestione del Rapporto di Lavoro

Orario di lavoro: guida completa

Giuseppe Liguori

04/08/2026

Quando inizia davvero l'orario di lavoro?

L'orario di lavoro è uno degli aspetti più importanti del rapporto tra datore di lavoro e dipendente. Non riguarda soltanto il numero di ore da svolgere ogni settimana, ma anche questioni molto pratiche: il tempo impiegato per indossare la divisa, gli spostamenti, la reperibilità, la formazione obbligatoria e il lavoro straordinario.
Conoscere la disciplina dell'orario di lavoro permette alle aziende di evitare contestazioni e ai lavoratori di comprendere quali attività devono essere considerate e retribuite come prestazione lavorativa.

Che cos'è l'orario di lavoro?

Secondo il D.Lgs. n. 66/2003, per orario di lavoro si intende il periodo durante il quale il lavoratore:

  • è al lavoro;

  • è a disposizione del datore di lavoro;

  • svolge le proprie mansioni o è comunque tenuto a svolgerle.

Non basta quindi la semplice presenza in azienda: è necessario che il lavoratore sia effettivamente a disposizione del datore di lavoro.

Qual è l'orario normale di lavoro?

La legge stabilisce che l'orario normale è pari a 40 ore settimanali.
Tuttavia molti Contratti Collettivi Nazionali prevedono una durata inferiore, ad esempio 38 o 39 ore, oppure disciplinano particolari modalità di distribuzione dell'orario.
Per questo motivo è sempre necessario verificare anche il contratto collettivo applicato in azienda.

L'orario può essere distribuito in modo diverso durante l'anno?

Sì.
La contrattazione collettiva può prevedere il cosiddetto orario multiperiodale, cioè una distribuzione variabile delle ore di lavoro nell'arco dell'anno.
In pratica alcune settimane potranno prevedere un numero maggiore di ore lavorate e altre un numero inferiore, purché la media finale rispetti i limiti previsti dalla legge e dal contratto collettivo.
Si tratta di uno strumento molto utilizzato nelle attività caratterizzate da picchi stagionali o da esigenze produttive variabili.

Quando un'attività rientra nell'orario di lavoro?

Non tutte le attività svolte dal lavoratore sono automaticamente considerate orario di lavoro.
Occorre valutare caso per caso.
Generalmente rientrano nell'orario lavorativo:

  • la formazione obbligatoria imposta dal datore di lavoro;

  • il tempo necessario per ritirare strumenti o mezzi aziendali prima di iniziare il servizio;

  • gli spostamenti quando sono funzionali alla prestazione lavorativa;

  • il passaggio di consegne tra lavoratori nei cambi turno;

  • alcune attività preparatorie indispensabili allo svolgimento della prestazione.

Il tempo per indossare la divisa è retribuito?

Dipende.
Se il lavoratore è obbligato a cambiarsi all'interno dell'azienda perché previsto dal contratto o dalle modalità organizzative del datore di lavoro, il tempo necessario per vestizione e svestizione può costituire orario di lavoro.
Diversamente, se la divisa può essere indossata liberamente a casa prima di recarsi al lavoro, tale tempo normalmente non viene computato come orario lavorativo.
La giurisprudenza si è pronunciata più volte su questo tema, valutando concretamente le modalità con cui il datore organizza la prestazione.

Il tempo di viaggio è sempre retribuito?

No.
Il normale tragitto casa-lavoro, di regola, non costituisce orario di lavoro.
La situazione cambia quando lo spostamento rappresenta parte integrante della prestazione.
Ad esempio, se il lavoratore deve presentarsi in azienda per ritirare un mezzo aziendale o attrezzature e successivamente raggiungere il luogo di intervento, il tempo impiegato da quel momento può essere considerato attività lavorativa.
Ogni situazione deve essere valutata sulla base delle concrete modalità organizzative.

La reperibilità è sempre orario di lavoro?

Non necessariamente.
La semplice reperibilità non coincide automaticamente con l'orario di lavoro.
Occorre verificare quanto il lavoratore sia realmente libero durante quel periodo.
Se i vincoli imposti dal datore di lavoro limitano in maniera significativa la possibilità di gestire il proprio tempo libero, la reperibilità potrebbe essere considerata vero e proprio orario di lavoro.
La valutazione dipende dalle circostanze concrete.

Il datore di lavoro può modificare l'orario?

Nel rapporto di lavoro a tempo pieno il datore dispone normalmente di un potere organizzativo che gli consente di modificare la distribuzione dell'orario, salvo diversi limiti previsti dalla legge, dal contratto collettivo o da specifici accordi individuali.
Naturalmente tali modifiche devono essere esercitate nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede.

Qual è il rapporto tra orario ordinario e straordinario?

Il lavoro straordinario è quello svolto oltre il normale orario di lavoro previsto dalla legge o dalla contrattazione collettiva.
Nel caso dell'orario multiperiodale, invece, il lavoro straordinario viene individuato confrontando le ore effettivamente lavorate con quelle programmate per quel determinato periodo.
Per questo motivo non tutte le settimane superiori alle 40 ore generano automaticamente lavoro straordinario.

Esistono categorie escluse dalla disciplina ordinaria?

Sì.
La normativa prevede alcune eccezioni per particolari categorie di lavoratori, come ad esempio dirigenti, personale direttivo con autonomia decisionale e altri rapporti caratterizzati da una particolare flessibilità organizzativa.
Per tali figure la disciplina dell'orario di lavoro può essere diversa rispetto a quella applicabile alla generalità dei lavoratori subordinati.

Conclusioni

L'orario di lavoro non coincide semplicemente con l'orario indicato sul contratto o con quello risultante dal cartellino.
Molte attività apparentemente "accessorie", come la vestizione, gli spostamenti, la formazione o la reperibilità, possono incidere sul calcolo dell'orario lavorativo e sulla relativa retribuzione.
Per questo motivo ogni situazione deve essere analizzata considerando la normativa vigente, il contratto collettivo applicato e gli orientamenti della giurisprudenza.
Una corretta gestione dell'orario di lavoro rappresenta uno strumento fondamentale sia per prevenire il contenzioso sia per garantire un'organizzazione aziendale conforme alla legge.

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