Retribuzione e Welfare
Trasparenza retributiva: cosa cambia per le aziende con il D.Lgs. 96/2026
Giuseppe Liguori
04/08/2026
Più trasparenza sugli stipendi: una nuova sfida per le imprese
Dal 7 giugno 2026 è entrato in vigore il Decreto Legislativo n. 96/2026, che recepisce la Direttiva Europea 2023/970 sulla trasparenza retributiva.
L'obiettivo della nuova disciplina è ridurre il divario retributivo tra uomini e donne, garantendo che lavoratori e candidate abbiano maggiore consapevolezza dei criteri con cui vengono determinati stipendi, aumenti e progressioni di carriera.
Non si tratta semplicemente di un nuovo adempimento burocratico: la trasparenza retributiva impone alle aziende di rivedere le proprie politiche di gestione del personale e di adottare criteri maggiormente oggettivi e documentabili.
A chi si applica la normativa
La disciplina riguarda i datori di lavoro pubblici e privati e tutela sia i lavoratori già assunti sia i candidati durante la fase di selezione.
Alcuni obblighi interessano tutte le aziende, mentre altri sono previsti soltanto per le imprese di maggiori dimensioni.
La trasparenza inizia già dall'annuncio di lavoro
Una delle principali novità riguarda la fase di selezione.
Negli annunci di lavoro o, comunque, prima del colloquio, il datore di lavoro dovrà comunicare al candidato la retribuzione iniziale oppure la fascia retributiva prevista per la posizione.
Allo stesso tempo viene introdotto il divieto di chiedere al candidato quale sia la retribuzione percepita nel precedente rapporto di lavoro.
L'obiettivo è evitare che lo stipendio venga determinato sulla base della storia retributiva del lavoratore anziché sul valore della posizione da ricoprire.
Maggiore trasparenza durante il rapporto di lavoro
La normativa introduce nuovi diritti anche per i lavoratori già assunti.
Le aziende dovranno rendere conoscibili i criteri utilizzati per determinare la retribuzione e, per le realtà con almeno 50 dipendenti, anche quelli relativi alla progressione economica e professionale.
Non sarà più sufficiente riconoscere aumenti salariali sulla base di valutazioni poco trasparenti o esclusivamente discrezionali.
Il diritto del lavoratore a conoscere le retribuzioni
Ogni lavoratore potrà richiedere informazioni sui livelli retributivi medi riferiti ai colleghi che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore, con dati distinti per genere.
Il datore di lavoro dovrà fornire risposta scritta entro due mesi.
Inoltre, diventano inefficaci le clausole contrattuali che vietano ai dipendenti di parlare della propria retribuzione.
Gli obblighi di reporting per le aziende
Per le imprese con almeno 100 dipendenti vengono introdotti specifici obblighi di monitoraggio del divario retributivo.
Le aziende dovranno raccogliere periodicamente dati relativi alle differenze salariali tra uomini e donne, comprendendo anche le componenti variabili della retribuzione.
Le scadenze varieranno in funzione delle dimensioni aziendali:
aziende con almeno 250 dipendenti: dal 2027 con cadenza annuale;
aziende tra 150 e 249 dipendenti: dal 2027 ogni tre anni;
aziende tra 100 e 149 dipendenti: dal 2031 ogni tre anni.
Quando scatta la valutazione congiunta
Se dal report emerge un divario retributivo pari o superiore al 5%, non giustificato da criteri oggettivi e non corretto entro sei mesi, l'azienda dovrà avviare una valutazione congiunta con i rappresentanti dei lavoratori.
Lo scopo non è solo individuare il problema, ma adottare misure concrete per eliminare eventuali discriminazioni.
Le imprese devono ripensare le proprie politiche retributive
La trasparenza retributiva non significa che tutti i dipendenti debbano percepire lo stesso stipendio.
Le differenze retributive continueranno ad essere possibili, purché siano motivate da elementi oggettivi quali:
competenze professionali;
responsabilità affidate;
esperienza maturata;
risultati conseguiti;
condizioni di lavoro.
Ciò che cambia è la necessità di poter dimostrare che tali differenze siano realmente fondate su criteri verificabili e non discriminatori.
Il ruolo del Consulente del Lavoro
Per molte imprese l'adeguamento alla nuova disciplina rappresenterà un'importante occasione per rivedere l'intero sistema di gestione delle risorse umane.
Analizzare gli inquadramenti, definire criteri di crescita professionale, documentare le politiche retributive e verificare eventuali criticità consentirà non solo di rispettare la normativa, ma anche di migliorare l'organizzazione aziendale e ridurre il rischio di contenzioso.
La trasparenza retributiva non deve essere vista esclusivamente come un obbligo normativo, ma come uno strumento capace di rafforzare la fiducia tra azienda e lavoratori, favorendo una gestione più moderna, equa e sostenibile dei rapporti di lavoro.
