Licenziamenti
WhatsApp, email o SMS possono essere utilizzati per licenziare un lavoratore?
Giuseppe Liguori
01/03/2018
La risposta è sì, ma solo a determinate condizioni
Sempre più frequentemente aziende e lavoratori si chiedono se un licenziamento comunicato tramite WhatsApp, email o SMS sia valido oppure no. L'evoluzione degli strumenti digitali ha inevitabilmente modificato anche il modo in cui vengono gestiti i rapporti di lavoro, ma questo non significa che qualsiasi messaggio inviato tramite smartphone o posta elettronica produca automaticamente gli effetti di un licenziamento.
La normativa italiana continua infatti a richiedere che il licenziamento sia comunicato per iscritto, ma negli ultimi anni la giurisprudenza ha chiarito che il concetto di "forma scritta" non coincide necessariamente con la tradizionale lettera cartacea.
In questo approfondimento analizziamo cosa prevede la legge, quali sono gli orientamenti della giurisprudenza e quali cautele devono adottare aziende e lavoratori.
Cosa prevede la legge
L'articolo 2 della Legge n. 604/1966 stabilisce che il licenziamento deve essere comunicato al lavoratore in forma scritta.
La forma scritta rappresenta un requisito essenziale: in sua assenza il licenziamento è, in linea generale, inefficace.
La finalità della norma è quella di garantire certezza sia al datore di lavoro sia al lavoratore, evitando dubbi sulla volontà di interrompere il rapporto di lavoro e consentendo al dipendente di conoscere con precisione la decisione adottata.
La forma scritta oggi comprende anche gli strumenti digitali?
Negli ultimi anni la giurisprudenza ha progressivamente riconosciuto che la forma scritta può essere soddisfatta anche attraverso strumenti di comunicazione elettronica.
Questo significa che, in determinate circostanze, anche un messaggio inviato tramite WhatsApp, un'email o persino un SMS possono integrare il requisito della forma scritta richiesto dalla legge.
Non è però sufficiente utilizzare uno strumento digitale: ciò che conta è che la comunicazione consenta di individuare con certezza il datore di lavoro, il destinatario e il contenuto della dichiarazione.
In altre parole, non è il mezzo utilizzato a determinare la validità del licenziamento, bensì la capacità della comunicazione di esprimere in modo chiaro e inequivocabile la volontà di recedere dal rapporto di lavoro.
Quando un licenziamento via WhatsApp può essere considerato valido?
Un messaggio WhatsApp può essere ritenuto idoneo a comunicare il licenziamento quando ricorrono alcune condizioni fondamentali.
In particolare:
il messaggio proviene effettivamente dal datore di lavoro o da un soggetto legittimato a rappresentarlo;
il destinatario è chiaramente individuabile;
il contenuto manifesta senza equivoci la volontà di interrompere il rapporto di lavoro;
il messaggio può essere conservato e prodotto come prova.
La semplice circostanza che il licenziamento venga comunicato tramite WhatsApp non determina quindi automaticamente la sua invalidità.
E l'email?
Anche l'email può costituire una comunicazione idonea, purché sia possibile dimostrarne provenienza, contenuto e ricezione.
Naturalmente, maggiore è l'affidabilità del sistema utilizzato, maggiore sarà anche la certezza probatoria.
Per questo motivo molte aziende continuano a preferire strumenti che garantiscono una prova più solida dell'invio e della ricezione della comunicazione.
Un semplice SMS è sufficiente?
La risposta dipende dal caso concreto.
Un SMS potrebbe teoricamente integrare il requisito della forma scritta, ma presenta maggiori criticità sotto il profilo probatorio rispetto ad altri strumenti.
Ad esempio, potrebbero sorgere contestazioni sull'identità del mittente, sulla ricezione del messaggio o sul contenuto effettivamente trasmesso.
Per questo motivo il suo utilizzo richiede particolare prudenza.
Cosa dice la giurisprudenza
Negli ultimi anni la Corte di Cassazione ha progressivamente adeguato l'interpretazione della normativa all'evoluzione tecnologica.
L'orientamento prevalente riconosce che il requisito della forma scritta può essere soddisfatto anche mediante documenti informatici o comunicazioni elettroniche, purché siano garantiti i requisiti di certezza, conservazione e riconducibilità della dichiarazione al datore di lavoro.
Ciò non significa che qualsiasi messaggio inviato tramite smartphone sia automaticamente valido: ogni caso deve essere valutato considerando il contenuto della comunicazione e le modalità con cui è stata trasmessa.
I principali rischi per il datore di lavoro
Sebbene la tecnologia offra strumenti rapidi ed efficienti, un utilizzo non corretto può esporre l'azienda a rilevanti rischi.
Tra i principali:
contestazioni sull'autenticità del mittente;
difficoltà nel dimostrare la ricezione della comunicazione;
messaggi formulati in modo ambiguo;
mancato rispetto delle ulteriori procedure previste dalla normativa o dalla contrattazione collettiva;
conseguente impugnazione del licenziamento.
Per questo motivo è sempre opportuno valutare con attenzione la modalità di comunicazione più idonea al caso concreto.
Alcuni esempi pratici
Caso 1
Il datore di lavoro invia tramite WhatsApp un messaggio nel quale comunica chiaramente il licenziamento utilizzando il proprio numero abitualmente impiegato per le comunicazioni aziendali.
In presenza degli altri requisiti richiesti dalla legge, la comunicazione potrebbe essere ritenuta valida.
Caso 2
Un responsabile scrive semplicemente:
"Da domani non venire più al lavoro."
Una comunicazione di questo tipo potrebbe generare dubbi sulla reale volontà di licenziare il lavoratore e dare luogo a contestazioni.
Caso 3
Il licenziamento viene inviato tramite email aziendale con un testo chiaro e inequivocabile.
Anche in questo caso sarà necessario verificare tutti gli elementi richiesti dalla normativa e dalla giurisprudenza.
Domande frequenti
Un licenziamento via WhatsApp è sempre valido?
No. Ogni situazione deve essere valutata caso per caso. La validità dipende dal rispetto dei requisiti previsti dalla legge e dall'orientamento della giurisprudenza.
È ancora obbligatoria la lettera cartacea?
La legge richiede la forma scritta, ma la forma scritta oggi può essere soddisfatta anche attraverso strumenti digitali idonei. Tuttavia, in molti casi l'utilizzo di modalità tradizionali o con maggiore forza probatoria resta la scelta più prudente.
Se ricevo un licenziamento via WhatsApp cosa devo fare?
È opportuno conservare immediatamente la comunicazione e rivolgersi a un professionista per verificarne la validità e valutare gli eventuali strumenti di tutela previsti dall'ordinamento.
Conclusioni
La trasformazione digitale ha inevitabilmente coinvolto anche il diritto del lavoro. Oggi strumenti come WhatsApp, email e altri mezzi di comunicazione elettronica possono, in determinate circostanze, soddisfare il requisito della forma scritta richiesto per il licenziamento.
Ciò non significa, però, che ogni messaggio inviato tramite smartphone sia automaticamente valido. La corretta gestione della procedura di licenziamento richiede particolare attenzione sia sotto il profilo normativo sia sotto quello probatorio.
Per aziende e imprenditori, un errore nella comunicazione del recesso può comportare conseguenze economiche e contenziosi anche rilevanti. Allo stesso modo, il lavoratore che riceve un licenziamento tramite strumenti digitali non dovrebbe dare per scontata la validità della comunicazione, ma valutarla con attenzione insieme a un professionista.
Hai bisogno di una consulenza?
Se sei un imprenditore e desideri verificare la correttezza della procedura di licenziamento, oppure sei un lavoratore che ha ricevuto una comunicazione di recesso tramite WhatsApp, email o SMS, puoi contattarmi per una consulenza personalizzata.
Ogni caso presenta caratteristiche specifiche e merita un'analisi attenta della normativa applicabile e della più recente giurisprudenza.

