Normativa, Sentenze e CCNL
D.Lgs. 138/2026: cosa cambia davvero per le imprese
Giuseppe Liguori
10/08/2026
Il Decreto Legislativo 26 giugno 2026, n. 138 non introduce un nuovo bonus assunzioni e non prevede una nuova agevolazione immediatamente utilizzabile dalle imprese.
La novità più importante è un’altra: cambia il modo in cui lo Stato organizza il sistema degli incentivi alle imprese.Per molti imprenditori questa può sembrare una riforma tecnica. In realtà ha un impatto molto concreto sulla pianificazione degli investimenti, sul costo del lavoro e sulle future opportunità di finanziamento.
L’obiettivo del decreto: meno frammentazione e più strumenti strategici
Negli ultimi anni il sistema degli incentivi è diventato sempre più complesso.
Bandi diversi, procedure differenti, amministrazioni competenti differenti e misure spesso sovrapposte hanno reso difficile per molte imprese comprendere quali agevolazioni fossero realmente accessibili.
Il D.Lgs. 138/2026 nasce proprio per razionalizzare l’offerta degli incentivi, riducendo il numero delle misure e concentrando le risorse su strumenti ritenuti strategici per la competitività del sistema produttivo.
L’idea di fondo è semplice: meno incentivi, ma più coordinati e più efficaci.
Il Fondo per la crescita sostenibile diventa il centro del sistema
La riforma individua nel Fondo per la crescita sostenibile (FCS) il principale strumento di intervento pubblico a favore delle imprese.
Le risorse vengono concentrate soprattutto su quattro grandi aree:
ricerca, sviluppo e innovazione;
startup e nuova imprenditorialità;
investimenti per la transizione digitale ed ecologica;
accesso al credito e ai capitali.
In pratica, il decreto sposta l’attenzione dagli incentivi frammentati verso una logica di politica industriale e di sviluppo.
Quali strumenti rimangono centrali
Il decreto conferma e rafforza alcuni degli strumenti più importanti già conosciuti dalle imprese, tra cui:
Fondo di garanzia per le PMI;
Nuova Sabatini;
Fondo nazionale per l’innovazione (venture capital);
Contratti di sviluppo.
Alcune misure minori vengono invece soppresse o assorbite nel nuovo sistema.
Perché questa riforma interessa anche chi si occupa di lavoro
A prima vista il decreto sembra riguardare soltanto gli investimenti.
In realtà coinvolge anche la gestione del personale.
Le decisioni su assunzioni, politiche retributive, organizzazione aziendale e investimenti sono sempre più collegate agli strumenti di incentivazione disponibili.
Un’azienda che investe in innovazione, digitalizzazione o crescita dimensionale deve valutare contemporaneamente:
gli incentivi disponibili;
il costo del personale;
le agevolazioni contributive e fiscali;
gli effetti organizzativi dell’investimento.
Per questo motivo il controllo degli incentivi non può più essere un’attività occasionale.
L’errore che vedo più spesso nelle imprese
Nella pratica professionale incontro frequentemente una situazione ricorrente.
L’azienda decide un investimento e solo successivamente chiede se esiste un incentivo applicabile.
Con il nuovo assetto questa logica rischia di essere ancora meno efficiente.
La domanda corretta dovrebbe essere un’altra:
quale struttura di investimento permette all’impresa di accedere agli strumenti disponibili?
In altre parole, l’incentivo non dovrebbe essere ricercato dopo la decisione, ma considerato durante la fase di progettazione.
La vera novità: cambia il metodo
Il D.Lgs. 138/2026 non modifica soltanto l’elenco delle agevolazioni.
Invita le imprese a cambiare metodo.
La competitività aziendale dipenderà sempre più dalla capacità di monitorare in modo continuativo le opportunità disponibili e di integrarle nella pianificazione economica.
Questo significa che la consulenza non dovrebbe limitarsi a compilare una domanda di incentivo.
Dovrebbe aiutare l’impresa a costruire una strategia che tenga insieme:
investimenti;
costo del lavoro;
incentivi;
sostenibilità finanziaria;
sviluppo organizzativo.
Cosa dovrebbero fare le imprese nei prossimi mesi
Il decreto entrerà pienamente a regime attraverso i successivi provvedimenti attuativi e i nuovi bandi collegati al Fondo per la crescita sostenibile.
Nel frattempo, le aziende farebbero bene a verificare:
quali incentivi stanno già utilizzando;
quali investimenti sono programmati per i prossimi 12-24 mesi;
se esiste un sistema interno di monitoraggio delle opportunità agevolative;
se la gestione del costo del lavoro è coordinata con la pianificazione degli investimenti.
Conclusione
Il D.Lgs. 138/2026 non è il decreto del “nuovo bonus”.
È il decreto che riorganizza il modo in cui gli incentivi saranno gestiti nei prossimi anni.
La differenza, per molte imprese, non sarà tanto l’esistenza di una singola agevolazione, quanto la capacità di intercettare per tempo gli strumenti disponibili e integrarli nelle proprie decisioni aziendali.
La vera domanda, quindi, non è quale incentivo esiste oggi.
La vera domanda è: la tua azienda ha davvero il controllo delle opportunità che possono incidere sul costo del lavoro e sugli investimenti?




